Emil Banca Credito Cooperativo - Facciamo banca con braccia, cuore, mente
 
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Ciao, sono Ori!






CIAO! SONO ORI,

un formichino superattivo molto conosciuto nella mia comunità
perchè ho un chiodo fisso.
Anzi un chiodone fisso: la lotta agli sprechi e alle ingiustizie.

Dove vivo c'è molta gente che consuma male e, quando me ne
accorgo, mi si drizzano le antenne.

I miei genitori, fin da piccolo, mi hanno insegnato a pensare
sempre due volte a quello che faccio e a dare molte importanza
a tutto quello che possiedo e a come lo uso.

Mi hanno insegnato che non sprecare è uguale a risparmiare.
Perchè quello che risparmio oggi sarà importante domani.

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Ori magazine numero 1 - SCARICATI I GIOCHI...
Ori: lo sapevi che?
Lo sapevi che...



punto 1 Prima della nascita della moneta il risparmio era quasi
impossibile perché gli scambi avvenivano tramite il
baratto, ovvero l'uomo offriva i propri beni e servizi in
cambio di altri beni e servizi di cui aveva bisogno.

punto 2 I Sumeri e i Babilonesi facevano custodire i loro averi
ai sacerdoti del tempio.

punto 3 Gli antenati degli attuali assegni sono nati in epoca
medievale e si chiamavano lettere di credito. Erano
vere e proprie lettere firmate dai banchieri che
permettevano a mercanti e sovrani di non esporsi
al pericolo di portare con sè contanti o beni preziosi
durante i loro lunghi viaggi. I banchieri, firmando,
si impegnavano a pagare le somme a nome di chi
portava le lettere.

Punto 4 La prima banca è nata nel 1406 a Genova e si
chiamava "Banco di San Giorgio".

Punto 5 Il simbolo dell’Euro nasce nel giugno 1997 e si ispira
alla “epsilon”, la quinta lettera dell’alfabeto greco che
corrisponde alla nostra “e”. È quindi un omaggio alla
culla della civiltà europea, la Grecia appunto, ma anche
un richiamo all’iniziale di Europa. Le due barre orizzontali
rappresentano invece la stabilità e la forza dell’Euro, il
cui nome è uguale in tutti gli Stati che l’hanno adottato.
Attenzione, però! In ogni Paese ha una pronuncia diversa:
in Germania, ad esempio,la parola “Euro” si dice “oiro”,
in Francia “oerhò” e in Portogallo “èiru”.