15/12/2008 - Microcredito ed educazione per superare le emergenze
E' attivo in 21 comuni della provincia bolognese il progetto sul Credito d'Emergenza lanciato da Emil Banca e micro.Bo in collaborazione con i servizi sociali delle amministrazioni pubbliche
Dall’operaio che non riesce a pagare il meccanico per riparare la macchina e non può chiedere prestiti a banche o finanziarie perché già indebitato, al lavoratore precario che non è in grado di far fronte alle spese dentistiche. Se in una famiglia uno dei due componenti perde il lavoro, pagare l’affitto della casa può diventare un vero problema: un’emergenza. Come lo può essere un lutto improvviso o una maternità.
Per dare un aiuto concreto a persone che si trovano in temporanea difficoltà e che non riescono ad avere prestiti dal mondo bancario tradizionale, micro.Bo ed Emil Banca, in collaborazione con i Comuni dell’Associazione Intercomunale Terre d’Acqua e del Distretto Pianura Est, hanno elaborato un progetto di Credito d’Emergenza. I buoni risultati avuti dalla sperimentazione durata oltre un anno, hanno convinto Emil Banca, amministrazioni e micro.Bo a portare il progetto a regime.
Come funziona I Servizi Sociali dei 21 Comuni coinvolti raccolgono le segnalazioni di chi necessita di piccoli crediti per situazioni emergenziali, effettuando una prima valutazione di idoneità dei soggetti. Il personale di micro.Bo, adeguatamente formato, incontra le persone che potrebbero usufruire del credito d’emergenza, fornisce loro tutte le informazioni sul sistema e valuta se la situazione rientra nei casi finanziabili. Un Comitato di Credito decide se erogare i piccoli prestiti - il tetto massimo è fissato in 3000 euro - alle persone che hanno i requisiti necessari. Le restituzioni seguono un piano di ammortamento con durata massima di 48 mesi. Il tasso di interesse applicato è fisso e pari al 3,25%.
A chi è rivolto I piccoli prestiti possono essere erogati a persone escluse dai normali canali del credito, residenti da almeno un anno in un Comune coinvolto nel progetto. È richiesto un reddito, personale o famigliare, ma non un contratto di lavoro a tempo indeterminato. È però necessario che l’emergenza che le persone si trovano a dover superare sia temporanea e non strutturale (spese mediche, bollette arretrate, acquisto per l’arredo della casa, spese legali ed altre voci concordate con i Comuni interessati).
Il progetto è stato presentato lunedì 15 dicembre nella sede di Emil Banca alla presenza del presidente della Bcc, Giulio Magagni, del direttore generale, Daniele Ravaglia, del presidente di micro.Bo, Mauro Checcoli, del responsabile dei servizi sociali dell'associazione intercomunale Terre d'Acqua, Filippo Carrino, e del responsabile dell'Ufficio di Piano del distretto Pianura Est, Raul Duranti
“La frase più ricorrente che gli operatori di micro.Bo hanno sentito da parte delle famiglie è stata: Io non voglio regali, so di potercela fare. Ho solo bisogno di un po’ di fiducia –spiega il presidente di micro.Bo, Mauro Checcoli- Centinaia sono le persone e le famiglie fragili che abbiamo incontrato in questi anni, e la costante in questa esperienza è la richiesta da parte loro di strumenti e opportunità che gli permettano di superare autonomamente le situazioni di emergenza, mantenendo così intatta la propria dignità. Questo sistema lo permette, grazie anche al lavoro di accompagnamento fatto dagli operatori di micro.Bo nella fase pre e post prestito, anche attraverso l'organizzazione di corsi formativi di educazione al risparmio e di gestione consapevole del bilancio famigliare”.
“Emil Banca, partecipa come partner finanziario perché attraverso questo importante progetto si contribuisce concretamente a produrre benessere sociale –dichiara il presidente Giulio Magagni– Facendo rete in modo propositivo e partecipativo con l’associazione e con gli enti locali diamo fiducia alle persone e permettiamo ai nuclei familiari di riscattarsi e di ritornare ad essere soggetti attivi della vita sociale ed economica del territorio. Fin dalle origini, la nostra cooperativa di credito ha dato alle fasce deboli gli strumenti per affrancarsi dalla povertà, mettendo al centro la dignità della persona e non il profitto. Oggi, ancora più che in passato, rispondere ad una richiesta del territorio dando una chance a chi è in particolare difficoltà, significa perseguire fedelmente la nostra mission.”